caffè aleggiava nell’aria, amaro e disciplinato, proprio come lui. Ero sulla soglia, con in mano una lettera che avrebbe dovuto significare tutto, una lettera che avrebbe dovuto cambiare il modo in cui mi guardava. Non alzò lo sguardo, nemmeno una volta. Il giornale frusciava come sempre prima che venisse pronunciata una parola definitiva. La vecchia lampada proiettava la sua luce gialla sul pavimento di legno, illuminando i bordi della sua uniforme appesa alla sedia, i bottoni di ottone lucidati, le pieghe così nette da poter tagliare.
Aspettai, con
la gola