Il primo suono fu il bussare, forte e impaziente, come un pugno che cerca di sfondare la porta a pugni.
Mi sono svegliato di soprassalto in quel tipo di panico particolare che viene quando viene svegliato dal sonno profondo, quando il cervello non ha ancora raggiunto il corpo. La stanza era fioca, quel tipo di luce grigia del mattino che fa sembrare tutto incompiuto. Avevo lasciato le tende socchiuse la notte prima, abbastanza da far entrare una sottile lama dell’alba. Il mio telefono brillava sul comodino. 8:02 di domenica.
La domenica doveva essere il mio unico posto debole. La