bancone.
L’uomo che lo aveva ideato si bloccò nell’istante in cui lo vide.
Il suo viso impallidì.
«Dove l’hai preso?» sussurrò.
«Era di mia nonna», risposi. «Mi serve solo per pagare l’affitto.»
“Come si chiamava?”
“Merinda.”
Barcollò all’indietro, aggrappandosi al bancone. “Signorina… deve sedersi.”
Mi si è gelato il sangue.
“È falso?”
«No», disse con voce tremante. «È tutto vero.»
Prima che potessi reagire, mi ha strappato il telefono di mano.
“Ce l’ho. La collana. Lei è qui.”
Un brivido mi percorse la schiena.
“Chi stai chiamando?”
Mi guardò con gli occhi spalancati. “Signorina… qualcuno la sta cercando da vent’anni.”