Le parole aleggiavano nell’aria dell’elegante sala da pranzo del country club, taglienti come schegge di vetro e altrettanto dolorose. Per un istante, tutto intorno a me sembrò congelarsi: i camerieri che versavano champagne, l’organizzatrice di matrimoni che ripassava la scaletta del giorno dopo, gli sguardi curiosi dei genitori di Blake.
Io, Sophia Carter, cinquantotto anni, rimasi immobile, con le mani ancora protese verso la disposizione dei posti a sedere che stavo cercando di discutere con mia figlia.
“Amber”, dissi a bassa voce. “Usciamo e parliamone con calma.”
“Non c’è niente di cui parlare”, sibilò Amber, il suo viso perfettamente truccato