Presi un respiro profondo.
“Va bene, figliolo,” dissi a bassa voce. “Ma non dimenticare di controllare il telefono.”
Daniel aggrottò la fronte, confuso. Aprì la bocca per parlare, ma io mi ero già voltato.
Scesi lentamente i gradini, uno alla volta, a testa alta, con la postura ferma.
Come mi aveva sempre insegnato mia madre, la signora Elena, la dignità appartiene solo a se stessi.
Salii in macchina, con il motore acceso, che mi aspettava.
Solo dopo che la portiera si fu chiusa e l’auto si allontanò da quella splendida chiesa – e da quel figlio che a malapena riconoscevo – una