Dopo l’incidente d’auto, ho trascorso quindici giorni confinato in un letto d’ospedale: quindici lunghi giorni che si sono confusi nella mente sotto le luci fluorescenti intense e il costante, ritmico bip dei macchinari. Il mio corpo era ferito in modi che ancora non comprendevo appieno, e la mia voce era scomparsa, intrappolata da qualche parte tra il dolore e i farmaci.
I medici mi dissero che ero fortunato ad essere sopravvissuto, ma per me non si trattava di fortuna. Mi sentivo come sospeso in uno spazio immobile e vuoto, dove il tempo continuava a scorrere senza di me. I miei